Il pianto della vite

EN240042Primavera è alle porte. E’ il momento di tornare a passeggiare in vigna la mattina presto a cercare i primi segni del risveglio della vite. Sul taglio secco della potatura vedremo goccioline che non sono più la condensazione dei vapori notturni, ma la linfa che inizia a risalire lungo il tronco e presto prenderà la via dei nuovi germogli. Intanto però, si ritrova lì, smarrita, alla brusca interruzione dei canali in cui correva ancora pochi mesi fa, prima del letargo. La vite piange e non sa la gioia che l’attende.EN240045

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Lo squisito Trebulano di Lugana

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Anteprima 2015 dei Chiaretto, Lugana e Bardolino. Mi concentro solo sul Lugana DOC: cento interpretazioni solo del vino fermo, senza contare le bollicine, interessantissime anch’esse. I sacri testi lo descrivono vino di buona freschezza, sapidità e un ricco bagaglio olfattivo floreale e fruttato che evolve con intense note minerali e una struttura che non si piega al tempo.
P1090896Tutto vero, ma non sufficiente a descrivere l’emozione che alcuni vini mi hanno regalato.
Quelli giovani, appena risvegliati dalla vasca, paffuti, croccanti, con gli occhi ancora gonfi di sonno e quell’aria spigolosa dei bambini alzati controvoglia. C’è quello che ti fa già intravedere un carattere introspettivo, meditativo, forse misterioso, e quello più solare, di compagnia, che butta tutto in ridere.
P1090895Quelli vecchi di un anno mostrano un carattere più definito sebbene potranno maturare ancora molto. Vini rigorosi che ti entusiasmano perché ci senti il calore polveroso della ghiaia sulla quale ti stendi a crogiolarti al sole del lago o le note brillanti e misteriose delle argille che il ghiacciaio e la palude hanno lasciato dietro di sé.
Per il mio gusto, i migliori sono quelli affinati in acciaio che mette a fuoco il frutto, la spezia e il minerale, senza compromessi.
L’esperienza indimenticabile della giornata? Un Lugana base DOC imbottigliato nel 2009, in cui il frutto è ancora ben presente, la mineralità ha il profumo della pietra focaia e i sentori eterei legano il tutto in un’armonia che vorresti abitasse il mondo.
P1090899Alcuni fra i produttori che mi hanno colpito di più.
Azienda Agricola Bosco, Pozzolengo (BS) – http://www.agricolabosco.it
Azienda Agricola Cà dei Frati, Lugana di Sirmione (BS) – http://www.cadeifrati.it
Azienda Agricola Cadore, Pozzolengo (BS) – http://www.vinicadore.it
Cascina Le Preseglie, Desenzano del Garda (BS) – http://www.agriturismolepreseglie.com
Azienda Agricola Citari, Desenzano del Garda (BS) – http://www.citari.it
Cantine la Pergola, Moniga del Garda (BS) – http://www.cantinelapergola.it
Corte Sermana, Peschiera del Garda (VR) – http://www.cortesermana.it
Azienda Vinicola Marangona, Pozzolengo (BS) – http://www.marangona.com
Azienda Agricola Pasetto Emilio, Sirmione (BS) – http://www.luganapasetto.it
Azienda Agricola Pasini San Giovanni, Puegnano del Garda (BS) – http://www.pasinisangiovanni.it
Podere Selva Capuzza, Desenzano del Garda (BS) – http://www.selvacapuzza.it
Tenuta Roveglia, Pozzolengo (BS) – http://www.tenutaroveglia.it

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Primavera si annuncia

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Ti sei addormentato che era inverno e stamattina l’albicocco annuncia la primavera.
Sei pronto ad accoglierla?

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ROSI EUGENIO, VITICOLTORE ARTIGIANO

Incontri

ROSI EUGENIO, VITICOLTORE ARTIGIANO

EN240020Un giorno in cui si parlava di vino naturale, un vignaiolo di Cavedine – che produce uno splendido Vino Santo Trentino – mi disse: “devi andare a conoscere Eugenio Rosi; lui è la persona giusta per farti capire cosa significa il vino naturale”.
Così, eccomi qui con Eugenio nella sua cantina di affinamento a Calliano, alloggiata in un austero palazzotto del XVI secolo. Nella bottaia, armeggiando fra bicchieri e bottiglie, mi racconta la storia dei suoi vini e la sua idea di come si fa il vino. Il suo non è un discorso preparato, ma si sviluppa tanto quanto è sollecitato dall’interlocutore.EN240057Coltiva 7 ettari e mezzo in piccole parcelle attorno a Rovereto, fra i quattrocento e gli ottocento metri per i bianchi e in fondovalle per i rossi. Produce circa 25.000 bottiglie l’anno, di grande qualità e personalità.
È enologo e ha fatto l’enologo per più di dieci anni in cantina sociale. Poi qualcosa si è inceppato nel rapporto con il lavoro. “Quella tecnologia industriale non la sentivo mia e neppure l’enologia moderna che non pensa altro che a bruciare i tempi. Perché dobbiamo accorciare i tempi su un prodotto che diciamo di invecchiare?” Allora è ripartito da zero, o quasi, tornando in campagna e vinificando prima Cabernet Sauvignon e Merlot nel classico uvaggio e poi Nosiola, Chardonnay e Pinot grigio insieme. Nel 2001, ha affittato un vigneto a Rovereto e ha piantato cabernet franc “perché è un terreno sabbioso e ci stava quello.”
EN240030Eugenio distingue i vini fra artigianali e industriali e lui fa quelli artigianali “ senza una ricetta: segui un percorso, fai l’uva in un certo modo, la raccogli in un certo modo, la pigi e avvii il processo. Poi lui va e tu devi seguirlo. L’importante è partire bene con la pulizia innanzitutto. Un travaso se serve. E poi capire quando si può fare e quando non si può fare.” La sua filosofia è permettere che il vino ti sorprenda anno per anno, pur rimanendo sempre un vino buono che un anno può essere eccezionale e un anno no.
Viceversa, il processo industriale tende ad omologare i vini: “tu sai dove vuoi arrivare e costruisci una ricetta per arrivare lì. Devi mettere questo lievito, in quel momento, in quel modo e dopo metti quella roba lì in quell’altro modo, aumenti la temperatura, abbassi la temperatura”.
I suoi punti di forza si contano su una mano: coltivazione biologica, poca resa in vigna (“4.000, 5.000 bottiglie per ettaro che non è tanta uva”), grande attenzione alla giusta maturazione dell’uva, pulizia maniacale e fermentazione spontanea in cantina. Alcuni dei suoi vini non sono filtrati.
Eugenio è poco propenso anche ai compromessi rispetto alle potenzialità del vitigno e del territorio.
“I vitigni autoctoni hanno bisogno di particolari terreni che non ci sono dappertutto. E allora se quel terreno va bene per il vitigno autoctono va bene, altrimenti va bene anche un internazionale”.
Si potrebbe dire che per lui, “piccolo è bello”, ma non per posizioni preconcette o ideologiche, ma perché anche nella stessa valle le zone veramente vocate ad un prodotto a volte sono poche e vanno rispettate nella loro particolarità. Così, per il Marzemino, “con una superficie che a Volano sono venti ettari e a Isera sono quaranta ettari, il mondo non lo conquisti con sessanta ettari. Quindi, io dico che queste cose sono piccole e devono rimanere tali”.
Ogni anno Eugenio Rosi sperimenta qualcosa di nuovo, “una prova, due, tre, per capire”. Utilizza la macerazione sulle bucce non solo per i rossi, ma anche per il suo stupendo Anisos, ed è stato il primo in Trentino.
“Io amo i vini macerati perché è indispensabile se vuoi fermentare in modo spontaneo che è più naturale, però mi piacerebbe che il vino non fosse caratterizzato da questo. Il vino deve essere caratterizzato dall’origine, che è l’unica cosa ad essere originale. Adesso faccio la macerazione, ma li svino cercando di avere ancora una coda di fermentazione in modo che il lievito che fermenta mi vada a riassorbire una parte delle sostanze estratte. In modo da avere un vino meno caratterizzato dalla macerazione e da quelle sostanze che col tempo tendono a caricare troppo il prodotto. Non vorrei fare parte della categoria degli orange wines anche se ci sono vini interessantissimi.”
La chiacchierata procede, intervallata dalla degustazione di tutti i vini: l’Anisos, il Riflesso Rosi, il Poiema, l’Esegesi e il Cabernet Franc. Non c’è spazio per il Dòron, vino da uve stramature di Marzemino, che mi porto a casa. Del Riflesso Rosi, del Poiema e del Dòron dirò in altra occasione, dopo essermi concesso un altro confronto in cantina con Eugenio. EN240045Oggi mi soffermo sull’Anisos, sul Cabernet Franc e sull’Esegesi.
Anisos, il “diseguale” perché è stato il primo bianco a riproporre in Trentino la macerazione sulle bucce. L’annata è il 2013. Vinificato in cemento, passa un anno in botti da cinquecento litri senza filtratura e viene decantato per qualche mese in cemento. Infine fa un altro anno in bottiglia. Zero solfiti in vinificazione.
Nel bicchiere è cristallino, vivace, giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso accarezza con sentori minerali di pietra focaia, frutta gialla matura e note di vaniglia e tabacco biondo. Il sorso è corposo, equilibrato, intenso, sapido. Non la smette di regalare suggestioni di albicocca, nocciola e mandorla amara. Mette voglia di riempirsi subito il secondo bicchiere e ritrovare le sensazioni con cui ti ha entusiasmato.
EN240045-2L’Esegesi è la prima etichetta di Eugenio di cui assaggio l’annata 2011, l’ultima ad essere messa in commercio. Denso e rubino vivace, il naso apre con profumi erbacei (muschio, sottobosco), frutti di bosco, cenni di radici e note balsamiche. In bocca dominano un po’ le durezze e i tannini di per sé fini potranno ancora addolcirsi. Si confermano gli aromi della frutta matura e le note silvestri del sottobosco e della felce. L’Esegesi 2006 accentua il carattere di mistero dei profumi e del gusto, mantenendo freschezze e sapidità.
L’Undici, Dodici, Tredici è l’etichetta nella quale confluiscono le raccolte di Cabernet Franc delle tre annate, assemblate con un metodo parzialmente simile al Solera. È vino sontuoso che al naso mostra complessità e toni evoluti, con note di tabacco e funghi, ma anche richiami di erba fresca e ciliegia matura. Il sorso è succoso e fresco, con un finale di tabacco scuro, viole, ciliegia e una dolce nota vanigliata.
I vini di Eugenio Rosi sono disponibili presso la sua cantina (tel. 340-061-1047) e in alcune enoteche selezionate.
Enoteca Valentini – Canazei (TN)
Drogheria Micheli – Rovereto (TN)
Enoteca Grado 12 – Trento
Vino al Vino – Milano
Vinoir – Milano
Osteria Virgilio – Parma
Enoteca Favalli – Bologna
La Cantina di Castellucci – Bologna
Enoteca La Buca del Vino – Firenze
Olio e Vino Sfuso – Firenze
La Caneva – Mogliano Veneto (TV)EN240070

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La nebbia nella vigna

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LUOGHI DEL 2015: RIFUGIO FUCIADE

EN240203Il rifugio Fuciade sorge in un alpeggio a 1982 metri di quota nei pressi del Passo San Pellegrino. Panorami fatati, ospitalità squisita e cucina di qualità. Perfetto dalle 8 di sera alle 8 di mattina. E dalle 8 di mattina alle 8 di sera? Nel pieno dell’estate, un po’ troppo affollato.EN240163EN240159

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L’AMARONE È PER FORZA NEMICO DEL MOTOTURISTA?

IMG_1632Stradine si arrampicano e ruzzolano fra le viti disposte a cavalcapoggio o a rittochino. Laddove la pendenza si fa più ripida, il vigneto diventa un muro di sassi che svela il suo segreto solo quando i tornanti ti ci portano sopra. Un cipresso, isolato all’angolo dei filari, ti fa interrogare sulle genti che l’hanno piantato e ti chiedi quale nascita continui a ricordare e se c’è ancora qualcuno che la ricordi.
È bello girare fra le colline viticole con la motocicletta e non c’è mezzo migliore per goderne il paesaggio: a bassa velocità, senza gli angoli ciechi che l’automobile ti impone, accompagnando e non subendo le variazioni di direzione, ora a destra e ora a sinistra.
È bello e io spesso mi fermo ad osservare la vigna un po’ da vicino. Torno col ricordo al tempo in cui il maestro ci raccontava il tempo circolare delle stagioni usando come esempio il ciclo vegetativo della vite: la lacrimazione del tralcio a marzo, la timida fioritura di maggio, il prender colore dell’uva nell’aria afosa di agosto, San Martino del Carducci per descrivere l’autunno. Lui le coltivava le viti e faceva il vino e gli piaceva pure. All’intervallo, con la complicità muta del bidello che si piazzava muto sulla porta della classe, spariva un attimo e sapevamo che era andato all’osteria lì vicino dove tutti lo rispettavano come “’l sior maestro”. Gli piaceva il vino, ma non l’abbiamo mai visto alterato.
Mi piace anche fermarmi quando vedo qualcuno al lavoro in vigna, scendere di motocicletta, salutare e informarmi su quello che sta facendo. C’è sempre da fare in vigna e una volta un contadino che produce grandi vini nel Collio mi ha detto: “la vite è come un bambino; più la guardi e più la curi, più ti da”.
E poi ci sono le cantine, sparse qui e là. Invitanti e un tempo evitate se ero in giro con la moto. Temevo che l’alcol potesse giocare brutti scherzi quando si è a cavallo di due ruote e certamente è così quando ci si avvicina alla dose massima consigliata di due unità alcoliche. Però, non c’è pericolo di alterare la propria reattività e lucidità se si degusta nel modo giusto.
Per degustare un vino, non occorre berne un bicchiere; basta sorseggiarne pochi millilitri. Nel bicchiere se ne verserà un po’ di più perché il bouquet dei profumi possa svilupparsi, ma in bocca ne servirà davvero poco per farsene affascinare, indovinare l’uva o le uve da cui nasce, intuire l’influsso del territorio e del tempo che ha fatto. Pochi millilitri per trascorrere mezzore a farsi raccontare mille aneddoti, se trovi il vignaiolo giusto e se ha tempo.
Ho calcolato che con tre degustazioni di 50 ml di vini con un tenore alcolico medio di 13 gradi, si ingeriscono circa 15 grammi di alcol, ben lontani dai 24 grammi equivalenti grosso modo alla dose massima ammessa dalla Legge. Dunque, alla salute!
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