Un altro viaggio settentrionale /4

Sabato 3 Agosto
Il primo libro che io lessi nella mia infanzia, compitando faticosamente le parole, fu “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne. Avevo sette anni e mi fu regalato, probabilmente in edizione ridotta, in occasione della prima comunione. Lo lessi tutto, rimanendo imprigionato nel fascino della lettura che non mi abbandonò più. Di tutto il libro, una delle immagini che si appropriò dei miei sogni e dei miei terrori fu il Maelstrom, il gigantesco gorgo in cui rimane imprigionato al termine del libro il Nautilus e dal quale si salvano a stento il professor Pierre Aronnax, il fido cameriere Conseil e Ned Land, il fiociniere canadese. Forse l’immagine del gorgo mi impressionò particolarmente perché prossima alle preoccupazioni che mi affliggevano quando attraversavo con mio padre lo stretto ponte che percorreva una diga sull’Adige rombante delle acque che fluivano dalle paratoie aperte.
“Il Canadese aveva interrotto il suo lavoro, ma una parola, ripetuta venti volte, una parola terribile, mi rivelò il motivo dell’agitazione che si propagava a bordo del Nautilus. Non era per noi che l’equipaggio si agitava. « Maelstrom ! Maelstrom !» gridavano. Il Maelstrom! In quella situazione spaventosa poteva risuonare alle nostre orecchie un nome più spaventoso?”
Partiamo alle sei da Dalselv, rinunciando alla colazione, per essere sul ponte di Saltstraumen alle 9.54 quando la marea sarà al suo massimo e potremo vedere da vicino il gigantesco gorgo che ai miei occhi conserva ancora i contorni disegnati dallo sguardo infantile.
Raggiunta rapidamente la città di Mo i Rana, l’attraversiamo che è ancora addormentata. La strada ora segue il corso del fiume Ranelva fino al villaggio di Storforshei, oltre il quale entra nella Dunderlandsdalen. Sulla sinistra si erge l’ Ørfjellet ancora ammantato di neve nonostante l’estate avanzata e sulla destra lo Jarfjellet, guardiani solitari dell’accesso all’altopiano che attraversa il Saltfjellet. La strada sale e scende lungo il terreno chiaramente morenico fino a Storvollen dove la Dunderlandsdalen incontra un’altra valle glaciale, la Tepsdalen. Gradualmente le fattorie diventano meno frequenti e meno imponenti. Raggiungiamo Krokstrand, l’ultimo villaggio prima dell’attraversamento del Circolo Polare Artico. Un Kafé fastosamente illuminato nella penombra del mattino ci richiama a una sosta dopo l’ottantina di chilometri percorsi, ma rinunciamo convinti che troveremo la colazione all’Arctic Polar Centre, dove comunque ci fermeremo per la foto di rito. Sbagliamo perché troveremo il Centre sbarrato e riusciremo a bere qualcosa di caldo solo a Fauske, un centinaio di chilometri a nord.
Poco a poco ci lasciamo alle spalle gli alberi e la strada ora corre nell’ambiente lunare dell’altopiano. Nonostante la giornata sia bella, lassù ci si sente esposti, possibili prede dei venti e delle nebbie. Il terreno è sassoso e solo negli avvallamenti si annida quel po’ di humus che consente alla vegetazione nana di crescere stenta. Qualche capanna disabitata offre la prospettiva di un riparo in caso di necessità, ma nessun segno di vita.
Poco oltre il Circolo Polare raggiungiamo lo spartiacque che segna l’inizio della Lonsdalen; la strada ora fiancheggia impetuose rapide e piccole cascate finché ritorna a incontrare gli alberi e la foresta immettendosi nella grandiosa Saltdalen che arriverà al mare nei pressi di Rognan.
Seguiamo il fiordo lungamente fino alla periferia di Fauske, dove abbandoniamo la E6 per entrare in città e fermarci finalmente a fare colazione e rifornimento di benzina. Abbiamo finora percorso circa duecento chilometri e siamo in orario per giungere all’appuntamento con il Maelstrom.
La strada ora è la R80 che costeggia ancora il fiordo che abbiamo percorso fin qui e che ora prende il nome di Skjerstadfjord. A sud-ovest svettano i profili aguzzi del Børvasstinden e del Kistrandfjellet.
A Løding imbocchiamo la famosa RV17 e ben presto siamo all’abitato di Saltstraumen oltre il quale si erge il possente ponte che scavalca lo stretto in cui quattro volte al giorno lottano le acque del Saltfjord e dello Skjerstadfjord.
Il Saltstraumen è la più forte corrente di marea del mondo che si crea quando la marea che si è alzata nel Saltfjord cerca di riempire lo Skjerstadfjorden con una differenza di altezza che può raggiungere il metro. Allora, una massa di 400 milioni di metri cubi di acqua di mare si fa strada attraverso lo stretto lungo 3 chilometri e largo 150 metri, ora in un senso ora nell’altro con una velocità dell’acqua che raggiunge 41 km orari. Vortici fino a 10 metri di diametro e 5 metri di profondità si formano quando la corrente è al suo massimo.
Mancano pochi minuti al colmo di marea. Parcheggiamo le motociclette nel grande piazzale sotto il ponte e corriamo assieme a poche altre persone verso il centro della campata mentre sotto di noi si rinnova lo spettacolo delle acque che si mescolano, vorticano e spumeggiano mentre frotte di gabbiani si gettano a caccia dei pesci rimasti intrappolati nella tremenda corrente.
Lo spettacolo non è certo quello disegnato dalla fantasia di Verne, ma le forze in gioco hanno il terribile fascino dell’ineluttabile e rimaniamo a lungo a osservare il gioco dell’acqua che crea effimere figure frattali, sempre uguali e sempre diverse fra di loro.
Tornati alle motociclette, vediamo sorpresi una Triumph Tiger tedesca sulla quale il proprietario ha lasciato tutti i suoi beni. Evidentemente però la sua fiducia non deve essere completa, perché dall’alto del ponte sentiamo un richiamo ed è lui, il germanico, che ci avverte che ci sta guardando. Scende e scambiamo due parole sui nostri itinerari e sul tempo; i classici discorsi fra motociclisti che non vogliono apparire scortesi, ma neppure prendersi il tempo di approfondire la conoscenza.
Lentamente percorriamo i pochi chilometri che ci separano da Bodø dove ci imbarcheremo per le Isole Lofoten.

continua …

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