Un altro viaggio settentrionale /5

Itinerario_5

Domenica 4 Agosto
La notte passata abbiamo alloggiato in una sontuosa rorbu nel villaggio turistico di Reine: ampio salone, due camere da letto e, naturalmente, il bagno. Le finestre del salone davano sulla rada incorniciata dalla mole massiccia del Klokktinden e dai picchi aguzzi che chiudono lo sguardo a nord-ovest.
Accostata la porta alle spalle, ci immettiamo sulla E10, praticamente l’unica strada che attraversi l’arcipelago e dalla quale si staccano le strade minori che conducono alle diverse località, e percorriamo l’isola di Moskenes. Contiamo di fermarci a Ramberg dove ricordo esserci una splendida spiaggia sabbiosa, ma piove a dirotto e sconsolatamente proseguiamo. Nonostante la luce cupa e le nuvole basse, le linee del paesaggio regalano una sensazione di grande armonia e nel mio cuore si mescolano l’entusiasmo e il rimpianto. Le rocce, la terra e la vegetazione sono spente, ma il mare cambia continuamente colore, passando dall’acquamarina, allo smeraldo, al turchese, allo zaffiro.
Superato il ponte che unisce Moskenes a Vestvågøya, a Leknes deviamo dalla E10 sulla 817, una piccola strada che costeggia la parte meridionale dell’isola in un ambiente bucolico e apparentemente dimenticato dalla storia. Su di noi incombe la mole imponente del Monte Blåtinden e la sottile striscia di terra fra la montagna e il mare è contesa dalla strada, groppi di case e piccoli greggi che stazionano oziosi. Poco dopo Valberg, un cartello sulla destra all’imbocco di una strada bianca indica una hytte in affitto. La stradina percorre un breve promontorio e arriva a un prato con due villette bianche, un capannone in legno e un piccolissimo punto di approdo fra le rocce. Se si ha la fortuna di trovare libera una delle due villette, l’esperienza del soggiorno è esclusiva: nessuno intorno, la costa frastagliata da un lato e la montagna scura dall’altro, i racconti di pesca del padrone della hytte che vi mostrerà anche il magazzino dove secca per il suo uso personale i merluzzi.
Altri due ponti ci conducono su Austvågøya. Deviamo sulla penisola ai piedi del Monte Vågakallen per raggiungere Henningsvaer, splendida cittadina di pescatori. Fino al 1981, si poteva raggiungere il borgo solo via mare e, sebbene ora sia una delle mete turistiche più importanti delle Lofoten, non ha perso una sua autenticità come forse è accaduto in altre località così famose.
Dopo Henningsaer, Svolvær, importante città di scambio, nella quale non entriamo per dirigerci subito a nord lungo l’Austnesfjorden e lo Sløvenfjorden. Continua a piovere e le nuvole basse ci precludono lo sguardo sulle montagne circostanti.
A Fiskebøl, un ferry boat ci traghetterà sull’isola di Langøya che attraverseremo prima dell’isola di Hinnøya per giungere alla nostra meta odierna: Andenes sull’isola di Andøya. Le montagne sono un po’ più arrotondate, ma il contrasto fra la roccia e l’acqua dei fiordi rimane immutato.
Giunti a Strand, sull’isola di Hinnøya, il cielo si apre e percorriamo il lungo fiordo che la divide dalle isole vicine con un entusiasmo crescente per l’ambiente che ci appare e i colori del paesaggio. C’è tempo anche per una sosta in un ristorante di campagna in cui piombiamo con l’indole un po’ chiassosa dei motociclisti mediterranei suscitando un momento di sconcerto e di bonaria curiosità nei clienti. La zuppa di carne di renna è squisita, come pure il pane fatto in casa. Sarei tentato dai monumentali dessert che vedo passare, ma mi trattengo.
Andøya è lunga, stretta e piatta, ad eccezione del fianco occidentale e dunque, passati con l’ennesimo ponte sull’isola, scegliamo la panoramica strada occidentale, ma purtroppo il tempo si guasta nuovamente e ci impedisce di avere una visione completa delle montagne che tornano a farsi aguzze e a scendere a precipizio nel mare. Arriviamo ad Andenes che il tempo sta nuovamente migliorando.
Al largo, qui il mare è profondo 1.000 metri, scuro e freddo. Sarebbe il posto giusto per fermarsi un giorno a vedere le balene, ma il ritardo che abbiamo accumulato all’inizio del viaggio ci obbliga a proseguire senza soste e rinunciamo all’idea nonostante le numerose agenzie che propongono la breve crociera. Forse per risarcirci un po’, Giove pluvio ci regala uno splendido tramonto che non termina mai.
Al termine della giornata abbiamo percorso trecentotrentotto chilometri.

continua…

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5 risposte a Un altro viaggio settentrionale /5

  1. Pingback: Un altro viaggio settentrionale: ritorno a Capo Nord | viaggiandoincontrare

  2. Tiziano ha detto:

    Sto leggendo il tuo bellissimo viaggio e mi sto chiedendo se hai già pensato al prossimo.
    Un saluto, Tiziano.

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