Un altro viaggio settentrionale /7

Martedì 6 Agosto
Partendo da Tromsø, oggi torniamo sulla E6, la “Arctic Highway”, per raggiungere Alta. Il percorso si sviluppa lungo la costa di tre spettacolari fiordi – il Lyngen, il Kvænangen e l’Altafjorden – e attraversa un breve altopiano, il Kvænansfjell, che annuncia la bellezza struggente e desolata del Finnmark.
Devo confessare che le sensazioni e i paesaggi si fondono e si confondono. Troppe cose da metabolizzare in poco tempo. Rimangono due incontri sulla via, il primo mancato e il secondo compiuto.
Skibotn è un villaggio all’estrema propaggine del Lyngen, schiacciato dalla visione maestosa delle montagne incappucciate di neve e ghiaccio verde che si ergono al di là del fiordo: le Lyngsfjellan. Il villaggio è sparpagliato nel bosco e di per sé non è nulla di particolare: ha un distributore di benzina e un albergo, ma non ha un centro intorno al quale si possa intuire la sua disposizione. Al di là della splendida vista sulle Alpi di Lyngen, è interessante perché ogni altro anno ospita un grande raduno della Chiesa Laestadiana.
Il Laestadianesimo deve il suo nome a Lars Levi Laestadius, nato nel 1800 sulle montagne della Svezia Settentrionale e avviato alla vita clericale nella Chiesa Luterana presso le comunità sami di Norvegia e Finlandia. Egli fu il protagonista di una riforma “moralizzatrice” tesa a combattere le “piaghe” che, secondo lui, inquinavano la vita delle genti del nord. Nel complesso, egli respingeva tutte le “gioie” che non fossero ispirate dallo Spirito Santo e gli inutili “sfarzi” legati all’abbigliamento tradizionale lappone, ma concentrava la sua furia in particolare contro l’assunzione di alcol. Infatti, l’offerta e l’assunzione rituale di bevande alcoliche erano profondamente radicate nella cultura tradizionale same e rappresentavano lo strumento utile a raggiungere lo stato di trance assieme al canto del joik e al ritmo del tamburo sciamanico. Dunque, la battaglia contro il consumo di alcol aveva anche lo scopo missionario di combattere la vecchia cultura animistica oltre a quello di ridurre la miseria legata all’alcolismo diffuso. Per fare breccia nelle coscienze approfittò di un evento naturale eccezionale in Lapponia: il terremoto del 5 dicembre 1845, che fu interpretato da Laestadius come un segno dell’ira divina. Si racconta che i suoi sermoni, traboccanti di metafore, e il suo stato di eccitazione entusiasmavano i sami perché ricordavano i riti sciamanici e i fedeli confessavano i propri peccati, piangendo e pregando per il perdono in una specie di estasi che culminava nel Likkatus, la comunione.
Il suo insegnamento non perì con lui e continua a essere predicato e vissuto da comunità sparse in tutto il mondo. Mi incuriosisce questo fanatismo austero e a Skibotn cerco le tracce viventi di questo movimento, così come nel West Virginia avevo cercato gli Amish. A differenza di allora, non trovo nulla nell’architettura e nel costume della gente che indichi l’appartenenza a questa cupa dottrina né riesco a raccogliere informazioni sul Laestadianesimo che rimane solamente un ricordo letterario.
Mi va meglio ad Alta, la meta della tappa odierna dove andiamo a visitare le straordinarie incisioni rupestri che risalgono indietro nel tempo fino a seimila anni fa. Ritraggono renne, alci, orsi, pesci, cacciatori, barche, recinti e sembrano raccontare delle storie. Per esempio, c’è un’orsa con due cuccioli in un branco di renne e alcuni arcieri a terra e in barca le stanno dando la caccia. Poco più in là, ci sono tre barche e un pesce all’amo; in una delle barche un uomo in piedi sembra colto nell’atto di gettare una rete nell’acqua.
Il sole è basso sull’orizzonte e l’ombra lunga fa risaltare le figure incise nella roccia. Non sappiamo perché quegli uomini e quelle donne tracciavano le figure stilizzate ai nostri piedi: tentavano di propiziarsi i favori degli dei rappresentando i propri desideri o raccontavano con queste scene chi erano e come si svolgeva la loro vita? Forse l’una e l’altra cosa contemporaneamente. Forse il bisogno, tipicamente umano, di lasciare una traccia che si prolunghi oltre il confine della morte e dell’assenza.

continua…

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