Un altro viaggio settentrionale /9

Lunedì 23 Dicembre

Sono passati quattro mesi dal ritorno e più di tre da quando scrissi le ultime note sul viaggio, quelle riguardanti la tappa che arrivava a Capo Nord. Da allora, non sono più riuscito a scrivere una riga. Qualcosa mi ha trattenuto, distolto; mi ha spinto a rimandare o, addirittura, a dimenticare. Qualcosa mi ha reso penoso ritornare su quegli ultimi giorni di viaggio, come a volte lo era stare a scuola, quando la mente era vuota come la pagina sotto al problema di matematica. Facevano a botte l’urgenza di risolvere il compito e l’insensatezza dei dati che avevo a disposizione.
Oggi, nessuno mi prescrive un compito da portare a termine, ma di tanto in tanto il pensiero ritorna al racconto sospeso, come a un debito da saldare.
Dopo Capo Nord, il viaggio durò ancora undici giorni e quattromilasettecento chilometri. Arrivò all’estremo confine orientale della Norvegia e percorse la Finlandia fino al Golfo di Botnia, prima di deviare lungo la costa svedese del Mar Baltico per raggiungere Stockholm e volgere verso casa. Toccò luoghi esotici nella loro bellezza selvaggia e solitaria.
Dall’isola di Magerøya scendemmo a Olderfjord sotto un cielo di ardesia, ripercorrendo la strada lungo la costa occidentale del Porsangerfjorden.
Attraversammo la penisola Sværholthalvøya fra spruzzi di pioggia e abbagli di sole, aggrappati agli occhi davanti ai quali sfilavano via fiumi impetuosi, rapide spumeggianti e valli misteriose.
Risalimmo la penisola Nordkinnhalvøya, sferzati dal vento dell’ovest sull’altopiano petroso. Nel villaggio di Gamvik, incontrammo una volpe che non aveva paura degli umani. Passeggiammo sulla spiaggia sotto al faro di Slettner, un po’ delusi che quel giorno le onde del mare di Barents accarezzassero appena la sabbia bianca.
Corremmo al ponte di Tana lungo tetri valloni e ad est verso Kirkenes e la Russia, ammaliati dai colori accesi del mare e delle case rosse sulla costa del Varangenfjorden.
Ci spingemmo prima dell’alba sullo sterrato che porta a Grense Jakobselv, fermandoci un istante, uno solo, a osservare da vicino l’innocuo fiumiciattolo che venticinque anni fa separava Oriente e Occidente. Prima dell’alba, per potere sedere a colazione con gli amici che avevano rinunciato ad accompagnarci.
Attraversammo la regione dei laghi nella Finlandia settentrionale, gettando occhiate vogliose al labirinto di stradine sterrate che si dipartivano nella foresta, a destra e a sinistra della strada nazionale. Gettando occhiate vogliose e cominciando a immaginare il prossimo viaggio.
Sul fiume Juvduujuha, passammo ore a fissare la corrente scura, cercando il guizzo argenteo del salmone promesso dai canti antichi: nell’estate vecchia, la pioggia batte sul tetto, il vento ulula, l’acqua sale sulla riva, è il momento in cui il salmone diventa nero.
Dopo Rovaniemi, i nostri occhi, saturi della bellezza che ci lasciavamo alle spalle, non vedevano altro che la strada da percorrere fino a casa.
Sono passati tre mesi da quando scrissi il diario di tappa della giornata che ci aveva portato a Capo Nord; tre mesi passati con la sensazione fastidiosa di avere mancato qualcosa di fondamentale negli ultimi giorni del viaggio. Oggi so che non è così. Scavando nei pozzi neri del malcontento e liberando il ricordo di quelle giornate, oggi so che non ho mancato nulla nel secondo viaggio nei territori del nord Europa, sebbene tanto mi rimanga ancora da scoprire.
Semplicemente, fino ad oggi non potevo accettare che fosse terminato.
Resta un ultimo gradito compito: ringraziare l’amico Francesco che, a Malmö, ci ha aperto le porte di casa e con il quale abbiamo passato una deliziosa serata parlando di noi, del passato, del futuro e assaggiando splendido fingerfood nella ressa della festa cittadina. Un grazie di cuore anche agli amici, Lucia e Franco, che hanno varcato le loro colonne d’Ercole.

Fine

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9 risposte a Un altro viaggio settentrionale /9

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  4. Max510 ha detto:

    Capisco questa sorta di “disagio”, passami il termine, nel non riuscire a finire un racconto o non apprezzare a dovere le ultime parti di un viaggio quando le emozioni sono già state molte.
    Le foto sono sempre magnifiche e trattengono lo sguardo per diversi secondi.
    Max
    PS: aspetto anche un tuo suggerimento qui :
    http://max510.com/2013/12/26/nome-name/

  5. Lorenzo ha detto:

    Ho fatto il tuo stesso percorso, centinaio di chilometri più o meno, nel 2009. Non sono mai riuscito a scrivere nulla, di quei luoghi, anche perché al mio ritorno ho trovato tutto diverso. Sono cambiato. Scrivemmo un diarietto, però, che forse varrebbe la pena ricercare, nella scatola del passato. Grazie per aver liberato il sottoscritto da quella sensazione! Non era solo mia! Bellissimo racconto e bellissime foto.

  6. Federico Amato ha detto:

    Come sempre Giulio, sono qui a farti i complimenti per quello che trasmetti attraverso lo scritto e le fotografie. Posso comprendere lo stato d’animo da te descritto, anche se fino ad ora non è che l’abbia avvertito così forte come l’hai percepito tu.

    Tanti auguri di un sereno e felice anno nuovo a te e alla tua famiglia, che il 2014 sia un anno ricco di eventi e luoghi da raccontare e ammirare.

    Federico

  7. ftondelli ha detto:

    Ciao Giulio, è sempre bello leggerti. E’ bello leggere che sei riuscito a risolvere il tuo problema di matematica, già. Hai ragione a scrivere che stiamo affondando in una vita liquida ( usando un termine meno aggraziato io avrei usato ” vita melmosa” eheh ! ). Come sempre, se poi si vede tutto più in prospettiva, le cose che ci attanagliano non sono così terribili e nemmeno tanto originali. Ti abbraccio.
    Fabrizio

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