Bisogna che lascia andare l’acqua dietro il suo destino

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Nella biblioteca comunale di Arsiero, ho scovato un bel libro, non recentissimo, che offre testimonianza diretta dei cambiamenti determinati dalla Grande Guerra nei costumi e nelle abitudini di vita delle popolazioni coinvolte; un epistolario fra moglie e marito, lungo due anni e mezzo.
Pietro Caprin viene chiamato alle armi il 13 maggio 1916, all’età di 27 anni. Due giorni dopo la Val Posina viene invasa dalle truppe austro-ungariche. La ventiduenne Bagattin Elisa, moglie di Pietro, deve abbandonare la sua casa per cercare rifugio nella provincia vicentina assieme ai suoceri Caprin, alla cognata Stella e ai figli piccoli, Guido ed Ettore.
Ovviamente, le lettere esprimono l’angoscia determinata dai fatti di guerra ai quali Pietro è esposto.
Carissima Moglie vi faccio sapere che domani si torna in trincea ma il più è che vi è da far l’avanzata non dobbiamo prendersi pasione perché sarà come Iddio piace. Ancora una volta vi dico di mantenervi i sentimenti degni come credo avete avuto per il passato e ricordarvi del vostro giusto marito che da mè solo siete stata amata col cuore mio e da nessuna altra persona sarete più così desiderata. Vi saluto e vi bacio di cuore assieme ai nostri cari bambini. Vostro Marito Caprin Pietro.
Marito Mio Carissimo voglio sperare che il buondio vi avesse aiutato e che vi avrà conservato la buon salute con angoscia al cuore sto attendendo le vostre notizie perché mi sembra di immaginare che in questi giorni di combattimenti vi siano accaduto qualche cosa caro marito il mio cuore non trova più un momento di calma fino a tanto non saprò cosa e come la sia di voi caro e mio unico bene il mio cuore mi ribatte come pare non son più capace tenerlo al suo posto il mio pensiero e i miei occhi è sempre stirrati sopra quelle montagne le quali mio caro marito si trova sopra Iddio non volesse lasiarmi sola qui al mondo. Vostra Bagattin Elisa.
L’angoscia e la lontananza alimentano la nostalgia della persona amata e la scrittura è il modo per accorciare le distanze e rassicurarsi reciprocamente. Pietro scriverà in tutto 198 lettere e 270 le scriverà Elisa.
Carissima Moglie sapete che per scrivervi a voi faccio volentieri a meno di usare alla libera ora della sera e sarei sempre contento di fare a meno se ogni giorno avesse da rispondere a voi, mi è rincresciuto molto che avete tardato 4 giorni di scrivermi io invece vi scriverei anche camminando se mai potesse avere il tempo e farò di meno di bere qualche bicchiere di vino volentieri per avere i francobolli a scrivervi a voi.
Purtroppo la corrispondenza serve anche a condividere le disgrazie che la vita riserva alla famiglia.
Marito mio carissimo con gran dispiacere e disperazione vi devo dare la triste e brutta notizia che abbiamo perduto il nostro caro Guido, ieri alle ore 3 dopo mezzogiorno è sta la sua sepoltura.
Moglie mia desolata io avrei il desiderio di far piantare una croce in ferro una croce piccolina col nome e col cognome del nostro caro Guido sulla sua piccola tomba, questo sarebbe il mio desiderio.
Al fronte, Pietro soffre perché è geloso. La gelosia è dettata dalla presenza di soldati nei paesi con cui i civili entrano necessariamente in contatto senza la rete di sicurezze che la tradizione comporta. La gelosia è anche determinata dalla precarietà della vita in trincea, quella precarietà che fa scrivere a Ungaretti: “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Elisa cerca di rassicurare Pietro della sua fedeltà, ma l’incertezza per l’uomo al fronte è troppa.
Carissima Moglie mi pareva di essere felice domenica mattina per venire a trovarvi e baciarvi tutti e cosa mi succede? Non ò mai da trovare una così amicizia in mia famiglia di un infame forestiero che perfino per scusa viene a depositare i suoi oggetti di lavoro dove abita i miei bambini, non occorre a me dire niente, so cosa è i tali soldati che dopo aver tradito una intera famiglia se possono poi se ne ridono e cambiano paese.
Marito mio Carissimo mi dispiace che ancora su del mio riguardo vi regna ancora dei dubbi io vi giuro che quei 3 giorni che è stati qui i soldati che prima che arriva quelli era andato via anche quello che teneva i oggetti qui in questa casa e io per mio conto ho guardato di fuggire ogni occasione per piccolissima fosse e sempre vi ami dallabisso del mio cuore.
Elisa vive sfollata con i suoceri e con la cognata Stella. L’assenza di Pietro scardina i rapporti tradizionali che vogliono la “nuora” serva silenziosa nella famiglia del marito.
Carissimo Marito io sono stanca di andar sempre a dimandare dieci centesimi se li ho da spendere e adesso qualche 5 o dieci lire me li tengo invece di fare come per il passato di dargli tutti fino all’ultimo centesimo e voi forse avrete a male ma se mi amate non darete darmi torto.
Carissima Moglie vi aveva detto su una mia lettera che io non desidero né ora né anche dopo che mi mancasse la vita di sapere che andate in cerca a lavorare per guadagnarvi qualche franco e lasciare i nostri figli ai miei genitori che sempre non possono averli in vista e poi tanto più se il lavoro che vi trovassi e dovervi stare in mezzo a compagnie malvaggie. Ricordatevi che la giusta sposa non dà risposta a chi non gli perviene e fugge ogni occasione.
Il libro è una lettura gustosissima che offre uno spaccato di un mondo di cui io, sessantenne, ricordo di avere respirato gli ultimi riflessi nella mia infanzia a casa dei miei nonni e, in fondo, anche a casa mia. Un mondo che non esiste più.
L’introduzione del curatore, Giorgio Havis Marchetto, aiuta a orientarsi nel testo chi non è avvezzo alla parlata veneta. Conclude il testo un lungo e interessante saggio di Stefano Brugnolo.

Marchetto Havis Giorgio (a cura di), 1915/1918. Un uomo, una donna. Un epistolario di guerra della Val Posina. Meridiano Zero, Padova 2010. Pagg 253

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2 risposte a Bisogna che lascia andare l’acqua dietro il suo destino

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  2. Leopoldo Bozzi ha detto:

    non cambia mai nulla, i sentimenti alla fin fine sono uguali per tutti, veramente democratica la paura delle corna, supera e di molto anche quella della morte. bellissimo! e poi anche la firma col cognome prima del nome, come usava, ma come se la forma letteraria non permettesse il riconoscimento e la complicità reciproca dei conuigi. Un altro mondo, da cui deriviamo.
    Bravo Giulio!

    Leopoldo

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