Dopo la Gran Festa del Desmontegar di Primiero

Mappa Fiera Primiero

«Ci fermiamo a bere qualcosa? Ti va?»
È una giornata rovente: non una nuvola in cielo e il sole a picco sulla testa. Bizzarrie di fine Settembre dopo un’estate a guardare nuvoloni neri darsi la caccia.
Trovano un tavolino all’ombra.
«Cosa vuoi? Il solito?» Giovanni ordina una birra per sé e un Gewürztraminer per lei.
Lei rovista un poco nella borsa, ne estrae il ventaglio rosso e lo agita davanti al viso un po’ di sguincio così l’aria smossa arriva anche a lui. Lontano, si sente ancora lo scampanio delle mucche, lento ormai.
Alzano i bicchieri in un brindisi silenzioso e bevono, Giovanni una lunga sorsata e lei appena un bagnarsi le labbra.
Sono soli. La cameriera è rientrata nel locale e sta chiacchierando con qualcuno. Soli, dopo una mattinata immersi nella folla.
«Le senti le mucche? Sono ancora in movimento. Saranno a Fiera ormai, o già a Transacqua».
Con un filo di voce, lei accenna: «As tu vis la ceseta de Transacqua?». Ridacchia. Gli occhi le brillano di gioia.
«Cosa importa se go le scarpe strete? Mi te vardo e me sento el cor contento, Ohhh!». Giovanni è saltato subito all’ultima strofa e la canta a voce alta.
Lei ridacchia e si guarda intorno, come a scusarsi. «Dai, non fare lo stupido!»
«Scusa».
Ancora un sorso di birra e poi Giovanni alza lo sguardo, lontano.
«Sai. La Desmontegada … si, ero curioso … mi aspettavo una bella manifestazione folcloristica … ma non che mi muovesse emozioni così forti … dolci e amare allo stesso tempo».
Lei sorseggia un goccio di vino dal bicchiere appannato e si mette comoda sulla sedia. Sa che quando lui comincia così, bisogna lasciarlo parlare e, in fondo, a lei piace ascoltarlo.
«Quei bambini, quelle donne, gli uomini … portavano la parte migliore di loro stessi. I ragazzi e le ragazze … belli della bellezza della vita».
Tace. Abbassa lo sguardo e giocherella un po’ con il bicchiere.
«Non riesco a dimenticare i loro sorrisi. Sapevano di aria fresca. Ho pensato che i costumi non erano una maschera, ma il loro orgoglio, il fondo dell’identità di valligiani. Quello che noi turisti non percepiamo mai, mordendo i luoghi e fuggendo via».
Tace ancora e alza gli occhi verso di lei. Sembra vergognarsi un po’ dei propri pensieri. Lei lo guarda con un sorriso di incoraggiamento.
«Sono partiti lì, dietro l’angolo, ma sembrava venissero veramente giù dalla montagna: gli uomini guidavano le bestie con la voce e con colpi leggeri di bacchetta; le donne, andate incontro ai mariti e alle bestie con i figli al collo; gli scotoni, i giovani garzoni che sono stati assieme ai vacheri e ai caseri, su in baita tutta l’estate. Anche le nobildonne e le mogli dei grandi mercanti della valle si sono fatte loro incontro con gli abiti da cerimonia. Gli Schützen hanno indossato il loro cappello piumato di gallo forcello e sfilavano impettiti davanti a tutti».
Lei lo interrompe con un commento.
«Già, una rievocazione storica e allo stesso tempo qualcosa che non appartiene solo al passato».
Tocca a Giovanni adesso stare ad ascoltarla e godersi la sua birra.
«Mentre li guardavo passare, ho pensato che anche se la vita in malga non è più quella di cinquant’anni fa, è ancora quella. La dedizione totale al lavoro. Il sole e la pioggia. La grandine. L’alba e il tramonto. Il vento che fischia e qualche volta ti ribalta. Le creature del bosco. Il pericolo. La vacca che si fa male e il vitello che bussa».
«Ecco! Ecco il dolce e l’amaro di cui parlavo prima, cara. Ritrovare qualcosa di fondamentale della vita e allo stesso tempo sentire quanto ce ne siamo staccati».
«Si, però c’erano anche le merde di vacca su tutta la strada e bisognava guardare dove si mettevano i piedi. Tu, come al solito, ci sei finito dentro, sempre col naso all’insù. E si che ti ho avvertito.»
«Beh, dopo mi sono pulito bene nell’erba». Da un’occhiata alla suola della scarpa che non sembra proprio pulitissima.
«Dai, metti giù quella scarpa. Cosa fai?»
Stanno un attimo in silenzio. Lo scampanellio si è attenuato anche se lo si può ancora sentire stando bene attenti.
«Cosa dici? Andiamo a vedere cosa offrono gli stand?»
Lei annuisce.
Si allontanano abbracciati, in cerca di cibo.

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Gran Festa del Desmontegar di Primiero, 28 Settembre 2014

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8 risposte a Dopo la Gran Festa del Desmontegar di Primiero

  1. Max510 ha detto:

    Sembrava di star seduti lì con loro, con voi !
    Molto bello e come al solito, immagini splendide a giusto condimento !
    Ciao Giulio !

  2. Pingback: Dopo la Gran Festa del Desmontegar di Primiero | Giulio1954's Blog

  3. Leopoldo Bozzi ha detto:

    le mani me le sono già morse: anche se ogni lasciata è persa, proverò quest’altr’anno, se mi rimangono gli apostrofi 🙂

    Sei davvero bravo: mi sembrava d’esser seduto con voi, e respirar l’aria fieno-festosa della cerimonia.
    i complimenti te li faccio domani, ciao

    leopoldo

  4. Paolo ha detto:

    E’ sempre bello leggerti: pensieri profondi, ma espressi con leggerezza…………….

  5. Valter ha detto:

    Bravo Giulio, altro incantevole scorcio di una bella festa tradizionale, piacevolmente raccontato e completato dalle tue belle foto 😉

  6. ftondelli ha detto:

    Bravo Giulo, complimenti.
    Spero ben di incontrarti in Lessinia prima o poi.
    Ciao
    Fabrizio

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