Fra Adige e Po, ancora una volta

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Eccoci ancora qui. Il fiume è quello dell’anno scorso. Il mare in cui le acque si mescolano, pure. Siamo sulla riva destra invece che sulla sinistra. Cambia solo la prospettiva e, come in tutte le cose, questo è già sufficiente a dare un senso al nostro essere qui. All’orizzonte un mercantile nero naviga verso nord.
Cammino sulla scogliera frangiflutti con passi irregolari, l’orecchio attento al tonfo del mare e gli occhi a cercare la pietra successiva sulla quale posare il piede. Le fessure fra i massi sono intasate di resti vegetali e di trascuratezza umana. Un cappello di paglia giace affondato nella sabbia sulla striscia di spiaggia dalla parte del mare. È un Trilby in rafia, di poco prezzo; me lo vedo sulla testa di un anziano pescatore e di nessun altro. Uno giovane avrebbe portato un berretto colorato e insulso, con la visiera e la réclame di qualcosa. Un diportista, magari un panama o una magiostrina o ancora uno stupido cappellino da baseball, senza réclame però. Immagino una giornata di sole, l’improvvisa folata di vento, il gesto convulso e inutile, la bestemmia a vendicare il torto subito.
L’onda ha gettato a riva molti relitti, testimonianze della pigrizia o della malasorte, ma alcuni rimangono misteriosi come quella sneaker abbandonata. Marca Puma, taglia trentotto, piede sinistro. È in buono stato: ha l’aria usata, ma non consunta. Perché è senza lacci? Non è inzuppata di acqua, dunque è qui da molto tempo e forse qualcuno li ha tolti per una legatura di emergenza. È arrivata dal mare o dalla terraferma? Quasi sicuramente dal mare e sbattuta a riva dalla mareggiata, direi. Patetico pensare sia la testimonianza di un naufragio. Anche immaginarla parte del bagaglio di una migrante clandestina. No, l’Adriatico non è rotta di disperati, quassù non lo è mai stato. Sarà caduta o sarà stata gettata via? O scagliata contro qualcuno in un impeto di rabbia impotente? In ogni caso una giornata rovinata. E l’altra dove sarà ora? Da qualche parte qui vicino? Preferisco crederla in una discarica, dopo avere vissuto un ultimo momento di gloria assieme a una infradito di tre taglie più grande, ai piedi di una donna che scendeva impettita e leggermente claudicante sul molo di una marina. Al suo fianco, un passo indietro, l’uomo con un sorriso di scusa stampato in viso.
Alzo gli occhi e mi affretto incontro agli amici che si sono fermati ad aspettarmi. Se ci entrasse, metterei in tasca quella scarpa, a riposare insieme ai sassolini argentati, agli ossi di seppia e ai galleggianti di sughero che ho raccolto.
Eccoci ancora qui. Ora le ombre si sono fatte lunghe e ci affrettiamo verso l’agriturismo di Lucia (http://www.lapresa.it/), a pochi passi dal Po Grande.
Sul fiume, nella luce incerta del tramonto un airone cinerino sbatte lentamente le grandi ali. Nel canneto, starnazzano anatre e cormorani. Quest’anno la strada sull’argine è asfaltata di fresco, l’isolotto in mezzo al fiume è affondato nell’acqua straordinariamente alta e la corrente corre veloce creando gorghi, eruzioni e increspature sulle superficie piatta. A destra il Po e a sinistra, laggiù in basso, la terra strappata all’acqua e pettinata dall’aratro. Poche luci nel buio ci avvisano che siamo arrivati. Poche luci, quelle dell’anno scorso, dell’anno prima e di quello prima ancora. Torniamo sempre volentieri da Lucia che ogni volta ci accoglie con il suo sorriso gentile e generoso; alla sua tavola nella grande sala illuminata dal fuoco che ruggisce nel camino; alla sua cucina di carne del suo allevamento e di erbe del suo orto; alle stanze da letto, decorate di verde e di cavalli, ricavate nella vecchia dipendenza completamente ristrutturata.
Eccoci ancora qui, con gli amici di sempre, a godere l’eternità dell’adesso, dimentichi del tempo che passa.

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8 risposte a Fra Adige e Po, ancora una volta

  1. Pingback: Fra Adige e Po, ancora una volta | Giulio1954's Blog

  2. Max510 ha detto:

    Ciao Giulio, come va ?
    E’ sempre un piacere leggerti. E’ incredibile come riesci ad esaltare e rendere protagonisti piccoli dettagli che trovi sul tuo cammino.
    Ciao
    Max

  3. frushemicia ha detto:

    Anche a me piacciono molto i tuoi racconti perché trasmettono questo tuo “assaporare” lentamente luoghi e gente. Questo per me significa viaggiare, oltre le distanze fisiche. Credo sia la cosa piú difficile da imparare per un viaggiatore.

  4. Leopoldo Bozzi ha detto:

    non conosco l’agriturismo di Lucia, per il resto mi sembrava che raccontassi – a parte gli scogli – òa mia passeggiata di stamane, col cane. Buon Natale, Giulio, a te e ai tuoi cari e a tutti coloro che ti leggono.

  5. Viaggiando con Bea ha detto:

    L’immagine 3804 è stupenda!! Bellissima descrizione del luogo, sembra quasi un racconto, e complimenti per gli scatti. Ciaooo Bea

  6. Valter ha detto:

    …ancora una volta un bel racconto, ancora una volta belle foto, ancora una volta bravo Giulio 😉

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