ALBA A MALGA FOSSERNICA

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Ho guardato sorgere il sole a svariate latitudini, a nord come a sud, e non mi è mai rimasto indifferente.
A Nordkapp l’ho visto esitare per ore sulla linea dell’orizzonte, transitando da ovest a est in una estenuante aurora.
A Belém, non lontano dall’equatore, compariva ogni giorno all’improvviso, come un ospite inatteso.
Sull’ônibus che una volta mi portava da Potosì alla frontiera argentina, si fece annunciare da un’alba bianchissima che interrompeva una notte di scossoni e illuminava gli occhi neri e curiosi di un piccolo Quechua.
In ogni caso, l’alba è un’esperienza straordinaria di incontro con sé stessi e con il mondo. Un’esperienza da fare e da ripetere, magari in un ambiente eccezionale come è un alpeggio di alta montagna.
Tuttavia, come scrive Khalil Gibran, per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte. E non soltanto simbolicamente, aggiungo io. Se non si ha l’esperienza e le giuste conoscenze, meglio farlo con l’assistenza di chi si muove quotidianamente sui monti, conosce i posti giusti e organizza le cose per bene.
Io sono stato a Malga Fossernica di Fuori, nella Valle di Vanoi, con una escursione dell’APT San Martino di Castrozza, Passo Rolle, Primiero e Vanoi (http://www.sanmartino.com) e della Strada dei Formaggi delle Dolomiti (www.stradadeiformaggi.it). L’appuntamento era per le quattro di mattina di venerdì scorso a Caoria, in modo da essere alla malga prima del sorgere del sole, ma ho avuto la fortuna di fare parte del piccolo gruppo che si è ritrovato giovedì pomeriggio ed è salito a pernottare a Prà dei Tassi.IMG_0034IMG_9963Posto a 1100 m, Prà dei Tassi è un nucleo composto da due antichi edifici rurali in legno, ristrutturati per accogliere piccoli gruppi di turisti: quella che un tempo era la casera oggi ospita cucina e sala da pranzo e il vecchio tabià non è più il fienile, ma una comoda foresteria per una dozzina di persone.
Depositati gli zaini, con breve passeggiata ci siamo trasferiti ai Pradi de Tognola, villaggio di casere, stalle e fienili disabitati, mantenuto dal Parco Paneveggio Pale di San Martino quale testimonianza della civiltà della montagna. Oggi, i rumori che rimbalzano fra le costruzioni, sono quelli della natura, ma non è difficile immaginare la gente che, anno dopo anno, qui ha vissuto, tribolato, sognato, amato, litigato. Il villaggio si animava già all’inizio della primavera e rimaneva abitato fino a fine ottobre quando tutti scendevano a valle. Da giugno a settembre, rimanevano le donne, i bambini e gli anziani a fare fieno; gli uomini salivano invece con le mucche alle malghe, in alta montagna.IMG_0037Il cielo è ancora buio quando saliamo sulla navetta il venerdì mattina alle quattro e mezza e comincia a rischiarare dietro il Sass Maor e la Cima della Madonna, quando arriviamo alla malga. L’unica luce, quella della stalla, dove Dimitri e Ottaviano hanno già iniziato a rigovernare prima della mungitura. Rimando i saluti perché l’incontro del momento è con l’alba che non aspetta. Mi allontano anche dal gruppo perché adesso non sopporterei i commenti e nemmeno le battute che fra sconosciuti ci si scambia per diluire l’imbarazzo di condividere un’esperienza intensa.
IMG_0111Il cielo è blu cobalto sopra di me e perlaceo ad est, dietro la silhouette delle montagne che si confondono in un imponente muro nero. Tutto sembra fermarsi e il mondo stesso pare trattenere il fiato. Anche il mio respiro si fa più profondo e rallenta. Non un uccello vola nel cielo. Non è già più notte, ma il giorno è ancora solo una promessa e tale rimarrà per lunghi minuti finché il primo raggio saetta negli occhi e la magia della penombra è fugata dalla luce che nulla più lascia all’immaginazione.
C’è il tempo ora di salutare Dimitri, Lily, Ottaviano e anche Pippo, il cane pastore, sdraiato sulla porta della malga, non capisco se a godersi il sole o ad affermare un diritto di territorialità. Fatto sta che accenna appena ad aprire un occhio quando qualcuno lo scavalca per entrare.
IMG_0356Quattro chiacchiere oziose in attesa della colazione che si rivela un banchetto: le torte e i biscottini della Giovanna di Fossernica di Dentro, le marmellate e i succhi di Dalaip de Pape, i formaggi del Caseificio di Primiero, i salumi di Bonelli e, naturalmente, il Botìro di Primiero al posto d’onore.
IMG_0326IMG_0388IMG_0372Adesso dovrei raccontare l’appassionante storia del recupero e della produzione di questo glorioso presidio Slow-Food, celebrato per secoli nella Venezia dei Dogi, ma la tengo lì per un’altra volta.
Il sole è alto nel cielo e la colazione prosegue nello spiazzo davanti alla malga, cercando di dare un nome alle vette scure del Lagorai e alle lontane Pale di San Martino.
IMG_9826Dovrei anche cercare di ricordare qualcuna delle storie con cui Mauro Cecco, vice presidente dell’Ecomuseo del Vanoi, ha fatto volare il tempo nel trasferimento a Malga Fossernica di Dentro, dove avremmo atteso la navetta per scendere a valle, ma si è fatto tardi e dunque mi fermo, ringraziando Dora della Stradadeiformaggi e Maria Cristina dell’APT San Martino, sempre attente al benessere e alle esigenze di tutti i partecipanti. Nei ringraziamenti, non posso dimenticare Silvia dell’Ecomuseo per le preziose informazioni e Giovanna di Malga Fossernica di Dentro per le splendide torte. E naturalmente Dimitri, Lily e Ottaviani, signori dell’alpeggio.
Un ultimo pensiero sulla convivenza fra le attività pastorali e la valorizzazione turistica della malga. Se ne parlava sorseggiando il caffè con Chiara, una ragazza di Roma finita a fare un dottorato di ricerca in Nuova Zelanda nell’ambito del quale imbastire una ricerca nelle Dolomiti sul turismo nelle malghe.Da ridere, no? Dovere appoggiarsi a un’università all’altro capo del mondo per potere studiare il giardino di casa propria. Beh, mi sembra fosse d’accordo anche lei che l’apertura al turista di Malga Fossernica non ha nulla di folcloristico e preconfezionato. Piuttosto pare di entrare in una casa in cui gli abitanti (compresi gli organizzatori e le guide turistiche) sono orgogliosi di fare conoscere il loro territorio, la loro tradizione e le loro eccellenze. Insomma una festa che ha il carattere dell’eccezionalità e non snatura attività e ritmi dell’alpeggio. Forse, il segreto è l’eccezionalità dell’evento e infatti fino all’anno prossimo non si replica. E’ meglio allora che ti segni subito dove cercare per tempo le date, perché è un’esperienza da non mancare. Hai una penna? Scrivi: http://www.sanmartino.com.IMG_1074

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2 risposte a ALBA A MALGA FOSSERNICA

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  2. Valter ha detto:

    Il paesaggio che si illumina ai primi raggi del sole è uno spettacolo unico, sempre diverso, speciale, questo quadro non poteva essere dipinto in modo migliore 🙂

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