In Valfredda

Mappa Valfredda

Valfredda. Oggi occorre andarci apposta, perché la Strada Graziani (sp 8dir) è interrotta da un paio di anni in località Dosso Struzzenà. Lì c’è un colatoio che scarica massi in continuazione e ogni tanto ne scarica un po’ troppi. Quando la Strada Graziani era aperta, chi passava senza fretta, poteva essere tentato di svoltare sulla stradina che si stacca in mezzo ai prati verso il crinale del Monte Baldo, a circa quattro chilometri da Spiazzi. Oggi invece, e chissà per quanto tempo ancora, occorre andarci apposta.
La strada è stretta e tortuosa; è necessario percorrerla con cautela perché piuttosto affollata di ciclisti che ansimano fino in cima e si gettano a capofitto in discesa e di escursionisti che si alzano con l’auto verso i numerosi sentieri in quota. Dopo un paio di chilometri, il bosco si apre nella conca di Ime, punteggiata di mucche al pascolo. Un altro paio di tornanti conducono a una faggeta che interrompe brevemente i ripidi prati. Qualche altro tornante porta al baito di Malga Valfredda Crocetta, splendido esempio di malga rotonda caprinese del settecento. Siamo nella zona degli alpeggi più ricchi ed estesi del versante sud-orientale del Baldo, capaci di ospitare più di cinquanta capi di bestiame durante la monticazione estiva. Malga Valfredda è anche il punto di partenza del sentiero Lino Ottaviani che conduce a Bocchetta Naole e ai rifugi di cresta.
Un amico mi ha detto che è cominciata la fioritura del giglio martagone e che la Valfredda ne ospita una bella colonia e dunque siamo qui per cercarlo e fotografarlo.
Da secoli la Valfredda è conosciuta per il suo patrimonio floreale. Nel 1617, Giovanni Pona scriveva: “il seguente giorno partiti ascendemmo in Valfredda, passando però prima alcune bellissime praterie che da coloro sono dette Pràbazaro; et poco dipoi entrammo in due graziosissime benché picciol valli, delle quali Basiana l’una, et l’altra Ime vien detta: queste riguardano à mezo giorno, et per la loro verdura molto gusto apportano all’occhio”.
La fioritura è rigogliosa e i prati sono un trionfo di colori, nonostante la stagione già avanzata. L’occhio non sa dove girarsi. Accanto alla motocicletta, un folto di arbusti ospita giusquiamo nero, rosa canina, salvia sclera e altre piante fiorite che non so riconoscere.
Maria Grazia ha sacramentato tutto il viaggio, costretta a condividere la sella con il cavalletto della macchina fotografica ed ora se lo carica in spalla mentre io metto a tracolla la borsa.
Il sentiero parte ripido, ma non è una gran fatica perché ad ogni passo sono fermo, attratto ora dal Senecio, ora dalla Ginestra dei Tintori e da mille altri fiori.
«Se me lo dicevi, portavo un libro per passare il tempo», commenta acida lei, sebbene non mi sembri proprio annoiata visto che curiosa qua e là, quando lo sguardo non le si perde lontano all’orizzonte; ma si sa, nella coppia bisogna sempre approfittare delle occasioni buone per accumulare qualche punto di vantaggio da usare al momento opportuno.
Due farfalline si stanno accoppiando sulla spiga di un’erba matura e svolazzano via stizzite dall’insistenza con cui le fotografo; non me ne accorgo subito, anzi capirò cosa ho disturbato solo a casa, guardando le immagini.
Il sentiero prosegue nel prato, ma io cammino nell’erba qualche metro più in alto. Gli scarponi macerano le erbe ad ogni passo e sollevano profumi aromatici e speziati, fra i quali riconosco il timo serpillo. Raggiungiamo il limitare di un boschetto di larici ed eccoli lì, nella mezz’ombra, i gigli. Maria Grazia, che ha l’occhio più buono del mio, è la prima a scorgerli, prima uno e poi l’intera colonia, a differenti stadi di fioritura.
Pianta sacra a Marte, dio della guerra, il giglio martagone accompagnava gli antichi soldati sul campo di battaglia. I fiori sono eleganti e un po’ lascivi in ragione del grosso e impudico pistillo. Huysmans ne descrive gli effluvi inebrianti: «il suo profumo è assolutamente il contrario di un profumo casto; miscuglio di miele e di pepe, acre e dolciastro, tenue e forte; ha qualcosa della conserva afrodisiaca del Levante e della confettura erotica dell’India». Forse, i soldati portavano in guerra il giglio martagone perché li proteggesse da Thanatos quale simulacro di Eros e dell’amore di una donna che li aspettava.
Dopo tanto girovagare, piegarsi, accucciarsi, rialzarsi, la fatica si fa sentire ed è ora di pensare al ritorno. Ci fermiamo a Malga Ime, bell’agriturismo al limitare fra bosco e prati. L’ambiente è accogliente e il menù promette le delizie della cucina di montagna. Prendiamo un antipasto di salame e giardiniera in due, gnocchi di malga io e lessi con la pearà Maria Grazia. «Che vino avete?», chiedo alla graziosa ragazza dall’accento germanico che prende le ordinazioni. La fronte aggrondata, ci pensa un attimo ed esitante risponde: «rosso e bianco». Potevo aspettarmelo.
La giardiniera è fatta in casa: carote, zucchine e cetrioli; non molto varia, ma saporita e croccante il giusto. Il salame è buono e la polenta, quella dura di montagna, ché una volta doveva riempire la pancia. Lo gnocco “sbatuo” è onesto, non proprio bello a vedersi, ma onesto; il burro nel quale affogano i tocchetti di pasta, saporito di erbe e di fiori. I lessi con la pearà sono quelli che faceva mia nonna: cotechino grasso e a buon mercato, lingua tenera e saporita, manzo fibroso. La pearà? Nelle trattorie non dovrebbero mai mettere a menù la pearà che, se non la vezzeggi continuamente, diventa granulosa e perde sapore.
Insomma, cucina rustica, forse un tantino troppo.

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10 risposte a In Valfredda

  1. Pingback: In Valfredda | Giulio1954's Blog

  2. toscanoIGT ha detto:

    come sempre è piacevole quando tu ci regali i tuoi viaggi , anche dietro l’angolo 😉

  3. Romano ha detto:

    Ottimo e suggestivo.

  4. Leopoldo Bozzi ha detto:

    Bella giornata, bella storia, sempre bravo nello scovar motivi d’interesse: provo sana invidia, cercherò di migliorarmi… frequentandoti più spesso!
    Grazie

  5. Anila ha detto:

    bellissimi posti raccontati con tanta poesia (Y) …buona giornata Giulio

  6. Valter ha detto:

    …bello, e come disse il poeta …è sempre un piacere leggerti 😉
    A presto

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